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03Maggio

Responsabilità solidale: il caso degli abusi sui minori all’interno della Chiesa

RESPONSABILITA' SOLIDALE| Dalla sua definizione al caso della responsabilità solidale della Chiesa per gli abusi sessuali sui minori compiuti dai parroci.

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RESPONSABILITÀ SOLIDALE, DEFINIZIONE E SIGNIFICATO

Prima di affrontare il caso specifico trattato dal Tribunale di Bolzano, appare utile analizzare la responsabilità solidale in generale (iniziando dalla sua definizione), per poi fare una breve descrizione sui campi di  applicazione pratica.


Il codice civile definisce che  “l’obbligazione è in solido (c.d. obbligazione solidale, ndr) quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri” (art. 1292, codice civile).

Esempio di obbligazione solidale

Una volta affrontato il tema della definizione dell'obbligazione solidale data dal codice civile, è opportuno fare un esempio per capirne appieno il significato.

Ipotizziamo il caso che due persone abbiano un debito nei vostri confronti di 100 euro. Se l’obbligazione è solidale potrete chiede il pagamento dell’intera obbligazione (100 euro) anche ad uno solo dei due soggetti.
Colui che paga l’intera somma potrà, successivamente, agire contro l’altro condebitore per ottenere il rimborso delle 50 euro (c.d. azione di regresso). Ovviamente chi si trova nella spiacevole situazione di essere uno dei debitori potrebbe essere onerato a pagare l’intera somma, sperando che l’altro debitore sia finanziariamente affidabile e lo rimborsi della metà. L'obbligazione solidale è, dunque, per definizione maggiormente garantista nei confronti del creditore.
Quando, invece, l’obbligazione è parziaria  potrete chiedere il pagamento solo pro quota (50 euro ciascuno).

Il caso di più creditori.
Può anche accadere che vi siano più creditori e ciascuno abbia “diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione e l'adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori”. In questo caso l'obbligazione sarà definita "solidale attiva".

RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEL CODICE CIVILE

Il codice civile stabilisce come regola generale la solidarietà tra condebitori, salvo che dalla legge o dal titolo non risulti diversamente (art. 1294), assicurando così una maggior tutela del credito.

Alcuni casi di obbligazioni solidali:

- OBBLIGAZIONE DEL FIDEIUSSORE: Il fideiussore è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito (Art. 1944 c.c.);

- CIRCOLAZIONE DEI VEICOLI: in caso di sinistro stradale il proprietario del veicolo […] è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (art. 2054 c.c.);

- CONCORSO NEL FATTO ILLECITO: la responsabilità solidale emerge anche nel campo della responsabilità extracontrattuale, ovvero nel caso di fatto illecito: se un fatto dannoso è da imputare a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno (art. 2055 codice civile - Responsabilità solidale).

CASI DI OBBLIGAZIONE PARZIARIA

Vediamo ora alcuni casi opposti di responsabilità parziaria dell’obbligazione, ovvero quando ciascuno è tenuto al pagamento dell’obbligazione solamente per la propri quota.
- Responsabilità del vettore nei trasporti cumulativi: nei trasporti cumulativi ciascun vettore risponde nell'ambito del proprio percorso (art. 1682 codice civile). Si pensi ad esempio al caso in cui per effettuare una tratta aerea una compagnia si avvalga di altre società di aerotrasporto per completare la tratta (c.d. bretelle).

IL CASO CONCRETO: LA CHIESA DEVE RISARCIRE IN VIA SOLIDALE GLI ABUSI SESSUALI COMPIUTI DAI PARROCI E DAI VICARI PARROCCHIALI

I genitori di un minore citavano in giudizio un vicario parrocchiale resosi autore degli abusi sessuali nei confronti del figlio per ottenere il risarcimento dei danni. Oltre al vicario, venivano citati in giudizio la Parrocchia ove il vicario aveva commesso gli abusi sessuali e la Diocesi di competenza, come responsabili solidali in applicazione dell’art. 2049, c.c. (responsabilità dei padroni e dei committenti).
Gli enti ecclesiastici (parrocchia e diocesi) venivano citati in giudizio, appunto, a titolo di responsabilità solidale con il sacerdote (rectius vicario parrocchiale) per essere risarciti dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti ex artt. 2043 e 2049 codice civile.

RESPONSABILITÀ SOLIDALE DELLA CHIESA: COLPA IN VIGILANDO ED IN ELIGENDO

Il citato art. 2049 c.c., disciplinando la responsabilità dei padroni e dei committenti, stabilisce che gli stessi “sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti” (colpa in vigilando ed in eligendo). 

Secondo la giurisprudenza, tale responsabilità solidale è di carattere oggettivo, prescindendo da una colpa concreta alla causazione dell’abuso e dovendosi dichiarare ogni qual volta vi sia un rapporto di preposizione fra autore dell'illecito e il preponente (Diocesi, ndr); e l'illecito, inoltre, sia stato commesso nell'ambito dell'incarico affidato al preposto (parroco, ndr).

Secondo la Cassazione, il rapporto "preposizione" deve riconoscersi ogni qual volta le caratteristiche del rapporto siano tali da configurare l'attività del preposto come strumentale rispetto all'utilizzazione che ne fa il preponente, essendo indifferente l’eventuale mancanza di un rapporto contrattuale o di una prestazione a caratte oneroso.

È sufficiente, pertanto, l'esplicazione da parte di un soggetto di un'attività per conto dell'altro, il quale conservi poteri di direzione o di sorveglianza. (Cassazione, n. 2734 del 22.3.1994: "L'art. 2049 cod. civ., assimilando la posizione del "padrone" a quella del "committente", e poi accomunandoli, per effetto di presunzione di colpa "in eligendo" o "in vigilando", nella responsabilità per il danno arrecato dal domestico o dal commesso nell'esercizio delle incombenze loro affidate, prescinde dalla continuità dell'incarico, nonché dal formalizzarsi di esso in contratti di lavoro, di collaborazione, o simili, mentre considera sufficiente che il contegno integrante illecito sia stato reso possibile o comunque agevolato dalla attività od anche dal solo atto demandato e poi compiuto sotto il potere di controllo del delegante").

Proprio grazie all’art. 2059 c.c. che il Tribunale di Bolzano ha condannato la Diocesi in via solidale a risarcire i danni per l’abuso subito dal minore, garantendo un maggior grado di certezza nel pagamento delle somme, essendo un Ente notoriamente maggiormente capiente, rispetto al singolo parroco.

 

Sentenza per esteso: Trib. Bolzano 21.08.2013, n. 679 Responsabilità solidale della Chiesa Abusi su minori.pdf

 

Avv. Giuseppe Maniglia

Contattatemi inviando una e-mail a: legalemaniglia@gmail.com

 

Fonti: Torrente A., Schlesinger P. Manuale di diritto privato. Giuffrè editore, Milano 1999.

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Posted in Diritto Civile

10Luglio

Il ristoratore non ha l’obbligo di sorveglianza del parco giochi all’interno del ristorante

INCIDENTE PARCO GIOCHI - RISARCIMENTO DANNI - RESPONSABILITA' GENITORI

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Il proprietario di un locale (es. ristorante), ove insista anche un’area adibita a parco giochi non risponde in caso degli incidenti da parte dei soggetti che ne usufruiscono (es. caduta bambini), solo se la struttura sia stata costruita e mantenuta a regola d’arte.

La responsabilità sui minori è, pertanto, a carico dei genitori che ne devono sorvegliare il comportamento.

IL CASO: RISARCIMENTO PARCO GIOCHI
Un minorenne, a causa di una caduta verificatesi mentre era su una sedia a dondolo in un parco giochi di un ristorante, subiva delle lesioni. A seguito di ciò, i genitori, citavano in giudizio il proprietario del ristorante, chiedendo il risarcimento dei danni patiti dal figlio, ritenendo che il ristoratore avrebbe dovuto sorvegliare sul parco giochi affinché non si verificassero degli incidenti.
I Giudici di merito accoglievano parzialmente la richiesta dei genitori del danneggiato, ritenendo il ristoratore tenuto al risarcimento in ragione del 20% alla causazione dell’evento e per il restante 80% dichiaravano responsabile il minorenne.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE
I Giudici della Corte di Cassazione riformavano il giudizio, affermando che “la messa a disposizione di un parco giochi a perfetta regola d’arte da parte di un titolare di un ristorante non determina a carico di costui alcun obbligo di sorveglianza dei minori intenti all’uso delle relative attrezzature.”
“La messa a disposizione del parco-giochi da parte del titolare dell'esercizio commerciale non comporta l'assunzione di obbligazioni diverse e ulteriori rispetto a quelle assunte con il contratto di ristorazione e, in specie, non determina alcuno specifico obbligo di vigilare sull'attività di svago dei minori che si accompagnano ai clienti”(salvo l'ipotesi che sia fornito anche un apposito servizio di baby sitter).
Tra l’altro il ristoratore aveva affisso un regolamento d'uso delle attrezzature del parco, riservandone l'uso ai minori dai 5 ai 12 anni esclusivamente sotto la diretta sorveglianza dei genitori.
La responsabilità ricade, pertanto, sui genitori che - nel caso di specie - avrebbero dovuto sorvegliare il proprio figlio.
L'obbligo del ristoratore è, invece, quello di garantire il buono stato d'uso delle attrezzature (che nel caso deciso dai Giudici non era in discussione).

Avv. Giuseppe Maniglia

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29Dicembre

Sinistro stradale causato da una buca sulla strada: niente risarcimento del danno se il conducente procedeva ad una velocità superiore al limite.

Buca sulla strada e risarcimento. Corte di cassazione - Sezione VI - Ordinanza 20 giugno 2012 n. 10220

Risarcimento buca in autostrada

INSIDIA E TRABOCCHETTO IN AUTOSTRADA: LA POSIZIONE DELLA GIURISPRUDENZA

Il risarcimento del danno può essere negato quando il conducente del veicolo supera il limite di velocità imposto. E' quanto affermato in tema di insidia e trabocchetto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso proposto da un automobilista avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma.
Quest’ultima aveva respinto la richiesta di risarcimento danni contro l’Anas a seguito di un sinistro stradale, causato da una insidia stradale, ovvero una c.d. "insidia trabocchetto" (nella specie si trattava di una grossa buca in autostrada).

Dalla dinamica dei fatti era emerso che l’automobilista, mentre percorreva un tratto autostradale, incappava in una grossa buca non segnalata. L'automobile usciva di strada, urtando il guard rail sia a destra che a sinistra, riportando dei danni. Il conducente si lamentava anche del fatto che il limite di velocità imposto sul tratto di strada oggetto del sinistro non era stato correttamente segnalato.

Tuttavia, secondo il giudizio della Corte territoriale, condiviso dai Giudici della Cassazione (ordinanza n. 10220/2012), l’incidente doveva essere ascritto alla responsabilità esclusiva dell’automobilista che procedeva a velocità eccessiva rispetto allo stato dei luoghi. In tal modo realizzando una condotta imprudente.

Affermava, in proposito, che la velocità deve essere in ogni caso adeguata allo stato dei luoghi, anche a prescindere dalle specifiche indicazioni stradali.

Alla luce delle superiori considerazioni, prima  di procedere ad una richiesta di risarcimento danni causati da una buca stradale, occorre valutare attentamente la dinamica dell'incidente/sinistro, onde evitare che la richiesta di risarcimento venga respinta.

Un'accurata analisi preliminare potrebbe permettere, ad esempio, una raccolta di prove idonea a "smontare" l'eccezione sollevata da controparte.

Scarica l'ordinanza:Cassazione ord. 10220/2012 - Buca in autostrada

 

Avv. Giuseppe Maniglia 

Per info e contatti: legalemaniglia@gmail.com

 

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