Diritto Civile

18Marzo

L’assenza ingiustificata per alcune ore dal posto di lavoro non può essere causa di licenziamento disciplinare.

Assenza ingiustificata dal lavoro e licenziamento: la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi con la sentenza n. 3179 del 2013

ASSENZA INGIUSTIFICATA DAL LAVORO: PUO' AVERE COME CONSEGUENZA IL LICENZIAMENTO? COSA COMPORTA?

Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione riguarda un lavoratore che si era assentato dal lavoro. Lo stesso aveva, infatti, “chiesto un permesso per recarsi presso l'ufficio infortuni della direzione generale dell'Azienda ubicato in luogo diverso e distante da quello presso il quale egli prestava servizio;  ad un successivo controllo era emerso che il lavoratore non si era mai recato presso l'ufficio infortuni e che, pertanto si era allontanato dal posto di lavoro adducendo una giustificazione rivelatasi infondata.”
In primo grado la sentenza dava ragione al datore di lavoro, ritenendo legittimo il licenziamento disciplinare, essendosi il lavoratore allontanato dal posto di lavoro senza giustificato motivo.

ASSENZA INGIUSTIFICATA DAL LAVORO E LICENZIAMENTO: VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA'

Il lavoratore, tuttavia, ricorreva in appello.
La Corte di appello, in riforma della sentenza di primo grado, dava ragione al lavoratore e riteneva il licenziamento disciplinare illegittimo.
A dire della Corte, il licenziamento era stato illegittimo perché “ha ritenuto sussistere la violazione del principio di proporzionalità anche alla luce del codice disciplinare”, il quale ”prevedeva il licenziamento solo per assenze ingiustificate di durata superiore a cinque giorni consecutivi”.

La Corte ha, pertanto, “ritenuto sussistere la violazione del principio di proporzionalità anche alla luce del codice disciplinare [...] ha affermato, infatti che dall'istruttoria era emerso che […] tale mancanza non integrava un inadempimento di gravità tale da giustificare il licenziamento considerata l'oggettiva entità della durata della mancata prestazione lavorativa e della connessa assenza ingiustificata dal posto di lavoro, la mancanza nella lettera di contestazione dell'indicazione di concreti elementi atti a connotare la condotta del dipendente in termini fraudolenti, la posizione lavorativa del G. (lavoratore, ndr) che non risultava adibito a mansioni che richiedessero un particolare grado di affidamento e fiducia essendo un impiegato di sesto livello, il fatto che l'ingiustificata assenza dal posto di lavoro non aveva potuto cagionare disagi o disfunzioni nell'ambito dell'organizzazione aziendale atteso che essa era stata preventivamente autorizzata dal superiore.”

ASSENZA INGIUSTIFICATA DAL LAVORO E CONSEGUENZE: L'ASSENZA PER POCHE ORE RENDE ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO

La Corte di Cassazione, a seguito di ricorso del datore di lavoro, con sentenza dell’11 febbraio 2013 n. 3179, confermava la decisione della Corte di appello, ritenendo illegittimo il licenziamento disciplinare per essersi (il lavoratore) allontanato dal posto di lavoro per poche ore.

Avv. Giuseppe Maniglia

Per contatti inviatemi un'e-mail a: legalemaniglia@gmail.com

 

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29Dicembre

Sinistro stradale causato da una buca sulla strada: niente risarcimento del danno se il conducente procedeva ad una velocità superiore al limite.

Buca sulla strada e risarcimento. Corte di cassazione - Sezione VI - Ordinanza 20 giugno 2012 n. 10220

Risarcimento buca in autostrada

INSIDIA E TRABOCCHETTO IN AUTOSTRADA: LA POSIZIONE DELLA GIURISPRUDENZA

Il risarcimento del danno può essere negato quando il conducente del veicolo supera il limite di velocità imposto. E' quanto affermato in tema di insidia e trabocchetto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso proposto da un automobilista avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma.
Quest’ultima aveva respinto la richiesta di risarcimento danni contro l’Anas a seguito di un sinistro stradale, causato da una insidia stradale, ovvero una c.d. "insidia trabocchetto" (nella specie si trattava di una grossa buca in autostrada).

Dalla dinamica dei fatti era emerso che l’automobilista, mentre percorreva un tratto autostradale, incappava in una grossa buca non segnalata. L'automobile usciva di strada, urtando il guard rail sia a destra che a sinistra, riportando dei danni. Il conducente si lamentava anche del fatto che il limite di velocità imposto sul tratto di strada oggetto del sinistro non era stato correttamente segnalato.

Tuttavia, secondo il giudizio della Corte territoriale, condiviso dai Giudici della Cassazione (ordinanza n. 10220/2012), l’incidente doveva essere ascritto alla responsabilità esclusiva dell’automobilista che procedeva a velocità eccessiva rispetto allo stato dei luoghi. In tal modo realizzando una condotta imprudente.

Affermava, in proposito, che la velocità deve essere in ogni caso adeguata allo stato dei luoghi, anche a prescindere dalle specifiche indicazioni stradali.

Alla luce delle superiori considerazioni, prima  di procedere ad una richiesta di risarcimento danni causati da una buca stradale, occorre valutare attentamente la dinamica dell'incidente/sinistro, onde evitare che la richiesta di risarcimento venga respinta.

Un'accurata analisi preliminare potrebbe permettere, ad esempio, una raccolta di prove idonea a "smontare" l'eccezione sollevata da controparte.

Scarica l'ordinanza:Cassazione ord. 10220/2012 - Buca in autostrada

 

Avv. Giuseppe Maniglia 

Per info e contatti: legalemaniglia@gmail.com

 

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Risarcimento del danno da "fermo tecnico"

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