Diritto Civile

10Luglio

Il ristoratore non ha l’obbligo di sorveglianza del parco giochi all’interno del ristorante

INCIDENTE PARCO GIOCHI - RISARCIMENTO DANNI - RESPONSABILITA' GENITORI

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Il proprietario di un locale (es. ristorante), ove insista anche un’area adibita a parco giochi non risponde in caso degli incidenti da parte dei soggetti che ne usufruiscono (es. caduta bambini), solo se la struttura sia stata costruita e mantenuta a regola d’arte.

La responsabilità sui minori è, pertanto, a carico dei genitori che ne devono sorvegliare il comportamento.

IL CASO: RISARCIMENTO PARCO GIOCHI
Un minorenne, a causa di una caduta verificatesi mentre era su una sedia a dondolo in un parco giochi di un ristorante, subiva delle lesioni. A seguito di ciò, i genitori, citavano in giudizio il proprietario del ristorante, chiedendo il risarcimento dei danni patiti dal figlio, ritenendo che il ristoratore avrebbe dovuto sorvegliare sul parco giochi affinché non si verificassero degli incidenti.
I Giudici di merito accoglievano parzialmente la richiesta dei genitori del danneggiato, ritenendo il ristoratore tenuto al risarcimento in ragione del 20% alla causazione dell’evento e per il restante 80% dichiaravano responsabile il minorenne.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE
I Giudici della Corte di Cassazione riformavano il giudizio, affermando che “la messa a disposizione di un parco giochi a perfetta regola d’arte da parte di un titolare di un ristorante non determina a carico di costui alcun obbligo di sorveglianza dei minori intenti all’uso delle relative attrezzature.”
“La messa a disposizione del parco-giochi da parte del titolare dell'esercizio commerciale non comporta l'assunzione di obbligazioni diverse e ulteriori rispetto a quelle assunte con il contratto di ristorazione e, in specie, non determina alcuno specifico obbligo di vigilare sull'attività di svago dei minori che si accompagnano ai clienti”(salvo l'ipotesi che sia fornito anche un apposito servizio di baby sitter).
Tra l’altro il ristoratore aveva affisso un regolamento d'uso delle attrezzature del parco, riservandone l'uso ai minori dai 5 ai 12 anni esclusivamente sotto la diretta sorveglianza dei genitori.
La responsabilità ricade, pertanto, sui genitori che - nel caso di specie - avrebbero dovuto sorvegliare il proprio figlio.
L'obbligo del ristoratore è, invece, quello di garantire il buono stato d'uso delle attrezzature (che nel caso deciso dai Giudici non era in discussione).

Avv. Giuseppe Maniglia

Contatti: legalemaniglia@gmail.com

 

 

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30Aprile

Il convivente more uxorio non può essere estromesso dalla casa familiare dal partner (anche se proprietario dell’immobile) senza un termine congruo di preavviso. Cassazione civile n. 7214 del 21.03.2013

Convivenza more uxorio - diritti del convivente - diritto abitazione casa familiare - possesso/detenzione casa familiare

La famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che la Costituzione (art. 2) considera la sede di svolgimento della personalità individuale. Il convivente more uxorio gode della casa familiare per soddisfare sia un interesse proprio, che della coppia, si da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata fondata su un negozio giuridico di tipo familiare.

DIRITTO DEL CONVIVENTE MORE UXORIO ALLA CASA FAMILIARE
Ne consegue che il convivente more uxorio ha diritto alla tutela possessoria sull’abitazione dove si svolge la vita familiare comune.
L'estromissione violenta o clandestina del convivente more uxorio dalla casa familiare, compiuta dal partner (anche se proprietario dell’immobile), giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio nei confronti dell'altro.

ULTERIORI DIRITTI DEL CONVIVENTE MORE UXORIO
Già con diverse sentenze la Cassazione aveva avuto modo di affermare che la convivenza more uxorio è fonte di diritti/doveri morali e sociali per ciascun convivente nei confronti dell'altro.
Si noti, ad esempio, “il riconoscere il diritto del convivente al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale per la morte del compagno o della compagna provocata da un terzo” e il fatto di “dare rilevanza alla convivenza intrapresa dal coniuge separato o divorziato ai fini dell'assegno di mantenimento o di quello di divorzio”.


D'altra parte, continua la Cassazione, "l'assenza di un giudice della dissoluzione del menage non consente al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere l'altro dall'abitazione, perchè il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata l'affectio, intenda recuperare, com'è suo diritto, l'esclusiva disponibilità dell'immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione."

Avv. Giuseppe Maniglia

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06Febbraio

Condominio e ripartizione spese per l’ascensore: devono o no essere pagate anche dall’inquilino del piano terra?

Ripartizione spese ascensore | Abitate al primo piano del condominio? Ecco quando non devono essere pagate le spese dell'ascensore.

RIPARTIZIONE SPESE ASCENSORE CONDOMINIALE - PIANO TERRA

Spesso i condomini si chiedono quale siano i criteri di ripartizione delle spese per le parti comuni di un condominio (es. ascensore). In particolare sorge il dubbio se gli inquilini o i proprietari dell'appartamento al piano terra devono affrontare le spese di manutenzione dell’ascensore, nonostante non venga da loro usato.

MANUTENZIONE ORDINARIA O STRAORDINARIA?

A giudizio della giurisprudenza le spese per la manutenzione ordinaria dell’ascensore non devono essere addebitate al proprietario o all’inquilino che abita al piano terra.
La ripartizione delle spese straordinarie dell’ascensore, invece, deve essere affrontata tra tutti i condomini, indipendentemente dall’uso che se ne fa e, quindi, anche da chi abita al piano terra.

 

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CRITERI DI DISTRIBUZIONE DELLE SPESE DEL CONDOMINIO: LA QUESTIONE CONCRETA.

La vicenda prende le mosse da un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un condomino proprietario di un appartamento al piano terra per il pagamento delle spese di manutenzione dell’ascensore. Il condomino si era opposto al pagamento, appunto, poiché riteneva di non dover contribuire al pagamento delle spese di manutenzione dell’ascensore poiché egli non lo usava abitando al piano terra.

Il Giudice di Pace di Catania, con  sentenza 21 dicembre 2005, accoglieva le ragioni del condomino, affermando che si trattava di spese fatte per “supplire al normale logorio dell’ascensore e migliorarne il godimento, come tali non qualificabili spese straordinarie” e quindi non imputabili a  chi non ne faceva uso, ovvero chi abitava al piano terra.
Il condominio proponeva ricorso per Cassazione.
La Suprema Corte, pur non pronunciandosi nel merito della questione inerente all’imputabilità e ripartizione delle spese ordinarie dell’ascensore all’inquilino che abita al piano terra, respingeva il ricorso.

Confermava, così, la sentenza del Giudice di Pace nella parte in cui stabiliva che il proprietario o l’inquilino dell’appartamento al piano terra non deve pagare le spese per l’ascensore (Cass. sentenza n. 15638 del 2012).
Condominio - spese parti comuni - ripartizione spese ascensore - abitazione piano terra.

Avv. Giuseppe Maniglia  - Chiedi una consulenza legale online

 

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