Diritto Civile

06Giugno

Decreto Ingiuntivo Provvisoriamente Esecutivo – Guida Pratica

Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo | Ecco quando viene concesso

 Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo

1) DECRETO INGIUNTIVO PROVVISORIAMENTE ESECUTIVO (ART. 642 C.P.C.)

Ottenere un decreto ingiuntivo con provvisoria esecuzione rappresenta per molti creditori e per i rispettivi avvocati un’arma molto efficace per il recupero crediti.
Il debitore è, infatti, costretto a dover pagare quanto intimato nel decreto ingiuntivo senza alcuna dilazione, ovvero anche in caso di opposizione nel termine concesso. Ecco perché tanto interesse nel comprendere i casi in cui è possibile servirsi del procedimento d’ingiunzione con apposta la formula esecutiva in calce.

Ebbene, per illustrare in modo corretto i casi concreti di esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, credo sia utile partire da quanto stabilisce in merito il codice di procedura civile. Il procedimento d’ingiunzione è, infatti, regolato dagli articoli 633 e seguenti di tale codice.

 

1.1) Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: quando “deve” essere concesso

Secondo quanto disposto dall'art. 642 c.p.c., il giudice "deve" emettere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo nel caso in cui il credito sia fondato su:

  1. cambiale;
  2. assegno bancario o circolare;
  3. certificato di liquidazione di borsa;
  4. atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;

 

1.2) Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: quando “può” essere concesso

Il secondo comma del medesimo articolo stabilisce che, a prescindere dai casi precedenti, il giudice "può" concedere esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo nel caso in cui vi sia:

  1. pericolo di grave pregiudizio nel ritardo;
  2. ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore che provi il diritto;

 

Il codice di procedura civile introduce, quindi, una valutazione discrezionale del giudice di carattere cautelare, legata al pericolo di grave pregiudizio del ritardo o alla produzione in giudizio di documentazione sottoscritta dal debitore.

In questi casi il Tribunale ingiunge al debitore di pagare la somma o consegnare il bene immediatamente, autorizzando in mancanza l'esecuzione provvisoria del decreto e fissa il termine entro il quale l’ingiunto (debitore) può proporre opposizione.

LA CAUZIONE - Il Tribunale può, inoltre, subordinare la provvisoria esecuzione del decreto al deposito una idonea cauzione a carico del ricorrente (è il giudice stesso, nel provvedimento che dispone il pagamento senza dilazione, a stabilire forme e modalità di deposito della cauzione).

IL GRAVE PREGIUDIZIO NEL RITARDO - A giudizio della giurisprudenza tale grave pregiudizio è connesso alla probabile infruttuosità dell'azione esecutiva, ad esempio perché sono già in essere iniziative di altri creditori che possono aggredire il patrimonio del debitore ingiunto. Oppure il debitore stia compiendo atti di disposizione del patrimonio al fine di spogliarsi di beni aggredibili da chi ha ottenuto l'emissione del decreto ingiuntivo.

DOCUMENTAZIONE SOTTOSCRITTA DAL DEBITORE - La documentazione sottoscritta dal debitore che povi il diritto, invece, dà maggiori garanzie e certezza all'esistenza del credito ingiunto e  fa presumere l'assenza di future contestazioni.

 

Il decreto, quindi, viene rilasciato con l'apposizione della formula esecutiva, permettendo - così - al creditore di procedere all'esecuzione forzata. 

In altre parole il creditore avrà la facoltà di notificare congiuntamente l'atto di precetto e il decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva (titolo esecutivo), e - decorsi 8 giorni concessi dall’atto di precetto – potrà richiedere il pignoramento. Procedura che pare non essere stata modificata dalla riforma della giustizia 2014, in fase di approvazione.  

Casi frequenti di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo riguardano i ricorsi in materia di lavoro subordinato, dove il lavoratore chiede l’ingiunzione per il pagamento degli stipendi (compresa la tredicesima mensilità) e del trattamento di fine rapporto lavorativo (TFR). La immediata esecutività del decreto ingiuntivo viene concessa poiché il credito è provato da dei documenti provenienti dal creditore (es. busta paga emessa dal datore di lavoro e C.U.D. ).

 

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1.3) Decreto ingiuntivo Condominio – La provvisoria esecuzione e i documenti necessari

Una ulteriore possibilità di emissione del decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo riguarda il caso in cui l’avvocato procede su mandato dell’amministratore del condominio per la riscossione dei contributi condominiali. Questo avviene in base allo stato di ripartizione (sia preventivo, che consuntivo) approvato dall’assemblea dei condomini ( Art. 62 disp. Att. C.c.).

L’amministratore può (e in certi casi deve) agire anche senza che sia necessario la preventiva autorizzazione dell’organo assembleare (art. 1131 c.c.). Dicevamo “deve” perché l’amministratore ha l’onere di agire per il recupero forzoso delle somme dovute dai condomini morosi (emissione del decreto ingiuntivo e successivo pignoramento) entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio cui le somme si riferiscono, pena il rischio che l’assemblea gli revochi il mandato (art. 1129 c.c.).

Come abbiamo visto, la concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo riguarda l’eccezione, in quanto di regola il debitore ingiunto ha un termine di 40 giorni per pagare o opporsi al decreto. Vediamo come.

 

2) DECRETO INGIUNTIVO PER OTTENERE UNA SOMMA DI DENARO

Il ricorso per decreto ingiuntivo, disciplinato dagli articoli 633 e seguenti del c.p.c., è un procedimento speciale e sommario, mediante il quale un creditore di una somma liquida di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili può ottenere un’ingiunzione di pagamento emesso dal giudice, mediante il quale ingiunge, appunto, il debitore di pagare una determinata somma o consegnare un certa quantità di beni (fungibili) entro un termine stabilito (come detto, solitamente 40 giorni).

 

2.1) Decreto Ingiuntivo: la somma liquida di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili

Ma vediamo cosa s’intende per somma liquida di denaro e per cose fungibili, con alcuni esempi.

Un credito è liquido quando è già determinato nel suo ammontare (es. importo di una fattura non ancora pagata) o è di facile determinazione con un semplice calcolo (es. lavori di rifacimento di un pavimento con prezzo stabilito a metro quadrato).

Il credito non è liquido quando si chiede una somma a titolo di risarcimento danni che non sia già determinata nel suo ammontare (es. sinistro stradale, danno da errore medico, danno morale). In questi casi sarà necessario avviare un'ordinario giudizio di cognizione e non il più celere procedimento per ingiunzione.

I  beni fungibili sono quelli che possono essere sostituiti facilmente con altre appartenenti allo stesso genere (es. 10 Kg di farina di grano).

 

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2.2) Decreto Ingiuntivo: La prova scritta

Affinché il Giudice possa firmare un decreto d'ingiunzione è necessario che il diritto fatto valere sia dimostrato da una prova scritta. Tale condizione deriva dal fatto che si tratta di un procedimento molto efficace e rapido nei confronti del debitore, per cui è necessario che abbia un certo grado di fondatezza (fumus boni iuris) già all’inizio del procedimento (momento del deposito del ricorso per decreto ingiuntivo).

La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che la prova scritta idonea per l’emissione di un decreto d’ingiunzione è qualsiasi documento meritevole di fede quanto ad autenticità, che attesti l’esistenza del credito (Cass. sentenza n. 9232 del 2000; Cass. sentenza n. 3000 del 2010), come ad esempio le fatture, l’estratto del conto corrente, i titoli di credito (cambiali ed assegni), il verbale dell’assemblea che approva il bilancio del condominio.

Le fatture non pagate (come anche i registri i.v.a.) debbono essere autenticate dal notaio o da un commercialista prima di depositarle in Tribunale. Ili professionista (che assume la veste di pubblico ufficiale) autentica con una frase del tipo: " la presente copia fotostatica di fattura, composta da 1 foglio, è conforme all'originale documento esibitomi e restituito".

 

Ai sensi dell’art. 634 c.p.c. sono in ogni caso considerate prove scritte - idonee per usufruire del procedimento d’ingiunzione - le polizze, le promesse unilaterali per scrittura privata, e i telegrammi.

Se il creditore è un imprenditore che esercita un’attività commerciale, sono altresì considerate prove scritte gli estratti autentici delle scritture contabili previste dall'art.2214 e seguenti del c.c., nonché quelle prescritte dalle leggi tributarie, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute.

 

3) RICORSO PER DECRETO INGIUNTIVO PER OTTENERE L’INGIUNZIONE DI CONSEGNA DI UNA COSA MOBILE DETERMINATA

L’emissione del decreto ingiuntivo può anche essere richiesta non solo da chi ha diritto ad una somma liquida di denaro, ma anche da chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata ( si pensi ad es. il caso di compravendita di un’autovettura identificata con un determinato numero di telaio, pagata ma non consegnata).

 

Avv. Giuseppe Maniglia

Contattami: legalemaniglia@gmail.com

 

Fonti e collegamenti esterni: artt. 633, 634, 642 c.p.c. - artt. 1129, 1131, c.c. - Art. 62 disp. Att. C.c.

gerard800

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03Maggio

Responsabilità solidale: il caso degli abusi sui minori all’interno della Chiesa

RESPONSABILITA' SOLIDALE| Dalla sua definizione al caso della responsabilità solidale della Chiesa per gli abusi sessuali sui minori compiuti dai parroci.

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RESPONSABILITÀ SOLIDALE, DEFINIZIONE E SIGNIFICATO

Prima di affrontare il caso specifico trattato dal Tribunale di Bolzano, appare utile analizzare la responsabilità solidale in generale (iniziando dalla sua definizione), per poi fare una breve descrizione sui campi di  applicazione pratica.


Il codice civile definisce che  “l’obbligazione è in solido (c.d. obbligazione solidale, ndr) quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri” (art. 1292, codice civile).

Esempio di obbligazione solidale

Una volta affrontato il tema della definizione dell'obbligazione solidale data dal codice civile, è opportuno fare un esempio per capirne appieno il significato.

Ipotizziamo il caso che due persone abbiano un debito nei vostri confronti di 100 euro. Se l’obbligazione è solidale potrete chiede il pagamento dell’intera obbligazione (100 euro) anche ad uno solo dei due soggetti.
Colui che paga l’intera somma potrà, successivamente, agire contro l’altro condebitore per ottenere il rimborso delle 50 euro (c.d. azione di regresso). Ovviamente chi si trova nella spiacevole situazione di essere uno dei debitori potrebbe essere onerato a pagare l’intera somma, sperando che l’altro debitore sia finanziariamente affidabile e lo rimborsi della metà. L'obbligazione solidale è, dunque, per definizione maggiormente garantista nei confronti del creditore.
Quando, invece, l’obbligazione è parziaria  potrete chiedere il pagamento solo pro quota (50 euro ciascuno).

Il caso di più creditori.
Può anche accadere che vi siano più creditori e ciascuno abbia “diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione e l'adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori”. In questo caso l'obbligazione sarà definita "solidale attiva".

RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEL CODICE CIVILE

Il codice civile stabilisce come regola generale la solidarietà tra condebitori, salvo che dalla legge o dal titolo non risulti diversamente (art. 1294), assicurando così una maggior tutela del credito.

Alcuni casi di obbligazioni solidali:

- OBBLIGAZIONE DEL FIDEIUSSORE: Il fideiussore è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito (Art. 1944 c.c.);

- CIRCOLAZIONE DEI VEICOLI: in caso di sinistro stradale il proprietario del veicolo […] è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (art. 2054 c.c.);

- CONCORSO NEL FATTO ILLECITO: la responsabilità solidale emerge anche nel campo della responsabilità extracontrattuale, ovvero nel caso di fatto illecito: se un fatto dannoso è da imputare a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno (art. 2055 codice civile - Responsabilità solidale).

CASI DI OBBLIGAZIONE PARZIARIA

Vediamo ora alcuni casi opposti di responsabilità parziaria dell’obbligazione, ovvero quando ciascuno è tenuto al pagamento dell’obbligazione solamente per la propri quota.
- Responsabilità del vettore nei trasporti cumulativi: nei trasporti cumulativi ciascun vettore risponde nell'ambito del proprio percorso (art. 1682 codice civile). Si pensi ad esempio al caso in cui per effettuare una tratta aerea una compagnia si avvalga di altre società di aerotrasporto per completare la tratta (c.d. bretelle).

IL CASO CONCRETO: LA CHIESA DEVE RISARCIRE IN VIA SOLIDALE GLI ABUSI SESSUALI COMPIUTI DAI PARROCI E DAI VICARI PARROCCHIALI

I genitori di un minore citavano in giudizio un vicario parrocchiale resosi autore degli abusi sessuali nei confronti del figlio per ottenere il risarcimento dei danni. Oltre al vicario, venivano citati in giudizio la Parrocchia ove il vicario aveva commesso gli abusi sessuali e la Diocesi di competenza, come responsabili solidali in applicazione dell’art. 2049, c.c. (responsabilità dei padroni e dei committenti).
Gli enti ecclesiastici (parrocchia e diocesi) venivano citati in giudizio, appunto, a titolo di responsabilità solidale con il sacerdote (rectius vicario parrocchiale) per essere risarciti dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti ex artt. 2043 e 2049 codice civile.

RESPONSABILITÀ SOLIDALE DELLA CHIESA: COLPA IN VIGILANDO ED IN ELIGENDO

Il citato art. 2049 c.c., disciplinando la responsabilità dei padroni e dei committenti, stabilisce che gli stessi “sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti” (colpa in vigilando ed in eligendo). 

Secondo la giurisprudenza, tale responsabilità solidale è di carattere oggettivo, prescindendo da una colpa concreta alla causazione dell’abuso e dovendosi dichiarare ogni qual volta vi sia un rapporto di preposizione fra autore dell'illecito e il preponente (Diocesi, ndr); e l'illecito, inoltre, sia stato commesso nell'ambito dell'incarico affidato al preposto (parroco, ndr).

Secondo la Cassazione, il rapporto "preposizione" deve riconoscersi ogni qual volta le caratteristiche del rapporto siano tali da configurare l'attività del preposto come strumentale rispetto all'utilizzazione che ne fa il preponente, essendo indifferente l’eventuale mancanza di un rapporto contrattuale o di una prestazione a caratte oneroso.

È sufficiente, pertanto, l'esplicazione da parte di un soggetto di un'attività per conto dell'altro, il quale conservi poteri di direzione o di sorveglianza. (Cassazione, n. 2734 del 22.3.1994: "L'art. 2049 cod. civ., assimilando la posizione del "padrone" a quella del "committente", e poi accomunandoli, per effetto di presunzione di colpa "in eligendo" o "in vigilando", nella responsabilità per il danno arrecato dal domestico o dal commesso nell'esercizio delle incombenze loro affidate, prescinde dalla continuità dell'incarico, nonché dal formalizzarsi di esso in contratti di lavoro, di collaborazione, o simili, mentre considera sufficiente che il contegno integrante illecito sia stato reso possibile o comunque agevolato dalla attività od anche dal solo atto demandato e poi compiuto sotto il potere di controllo del delegante").

Proprio grazie all’art. 2059 c.c. che il Tribunale di Bolzano ha condannato la Diocesi in via solidale a risarcire i danni per l’abuso subito dal minore, garantendo un maggior grado di certezza nel pagamento delle somme, essendo un Ente notoriamente maggiormente capiente, rispetto al singolo parroco.

 

Sentenza per esteso: Trib. Bolzano 21.08.2013, n. 679 Responsabilità solidale della Chiesa Abusi su minori.pdf

 

Avv. Giuseppe Maniglia

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Fonti: Torrente A., Schlesinger P. Manuale di diritto privato. Giuffrè editore, Milano 1999.

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04Febbraio

Affido dei figli nella separazione - Negato l’affido dei figli minori al padre che scredita la figura materna e ne ostacola gli incontri.

Sentenza Cassazione civile, sez. I, sentenza n. 5847 del 12/02/2013

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Separazione giudiziale e affido condiviso: revoca dell’affido per il coniuge che, relazionandosi con i figli, scredita la figura dell’altro genitore.

Oggi parliamo di affido dei figli nella separazione personale dei coniugi. Una materia molto dibattuta per gli avvocati che si occupano di Diritto di Famiglia.

Introduciamo l'argomento prendendo le mosse dall’art. 155 del codice civile, secondo il quale anche in caso di separazione giudiziale dei genitori “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. Il Tribunale valuta, quindi, in primis la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, rappresentando l’affido condiviso il “modello” da preferire per un corretto equilibrio nei rapporti tra figli e genitori.

Va negato l’affido, tuttavia, al coniuge che, attraverso il suo comportamento di screditamento, tende a distruggere (invece di mantenere) il rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore, danneggiando l’equilibrio psichico del minore.

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Il caso affrontato dalla Giurisprudenza (Cass., sentenza n. 5847 del 12/02/2013).

Nel caso di specie il Giudice di primo grado aveva disposto “l'affidamento condiviso dei figli collocandoli presso il padre e disciplinato la frequentazione con la madre”. La Corte di appello, riformava la decisione, disponendo l’affido esclusivo alla madre sulla base di una relazione dei servizi di psichiatria dell’ASL. La relazione, infatti, evidenziava che i figli avevano un atteggiamento negativo nei confronti della madre a causa della condotta del padre che aveva, come detto, screditato la figura materna e ostacolato gli incontri con la stessa. La sentenza veniva, poi, confermata dalla giurisprudenza della Cassazione.

Separazione giudiziale: affidamento dei figli minori e loro audizione.

Secondo l'art. 155 – sexies del codice civile, una volta istaurato il giudizio di separazione dei coniugi, “[…] il giudice dispone, inoltre, l'audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento[…]”.

L’audizione dei figli è, pertanto, un obbligo del primo grado di giudizio.

Tuttavia nel caso l’obbligo venga disatteso, l’unica strada per chiedere la nullità della sentenza è quello di indicare tale manchevolezza nei motivi di appello, cosa che nel caso di specie non è stato fatto. I Giudici della Cassazione, in ogni caso, rilevano che in un contesto di denigrazione della figura materna ad opera del padre (o viceversa) l’audizione dei figli minori, nel giudizio di separazione giudiziale, sarebbe stato condizionato dall’esistenza di una c.d. sindrome da alienazione genitoriale (certificata una relazione del servizio di psichiatria della Asl) causata dalle pressioni paterne. La sindrome avrebbe potuto, infatti, provocare un risultato falsato, frutto del condizionamento psicologico operato da uno dei genitori.

Testo della sentenza: Cassazione n. 5847/2013.pdf

Avv. Giuseppe Maniglia

 

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